Molte malattie professionali, anche gravi, dipendono dall’esposizione a polveri pericolose generate durante il lavoro. Un rischio spesso meno visibile di altri, ma non per questo meno diffuso.
A fare il punto sull’argomento è una nuova guida tecnica dell’INAIL, elaborata insieme a Confimi Industria e Afidamp-Finco, che analizza i settori più esposti, gli obblighi normativi e le misure tecniche per contenere e rimuovere le polveri pericolose negli ambienti di lavoro.
In questo articolo vediamo perché le polveri rappresentano un rischio da non sottovalutare, quali settori sono maggiormente coinvolti e quali strumenti hanno oggi le aziende per proteggere la salute dei lavoratori.
In questo articolo parliamo di:
Cosa sono le polveri pericolose e perché si generano
Le polveri pericolose possono avere origine da attività molto diverse tra loro: lavorazioni manuali, macchinari, impianti di processo, ma anche perdite o scarti nel ciclo produttivo. In molti casi non è possibile eliminarle del tutto dal processo produttivo.
Proprio per questo motivo, il D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro l’obbligo di prevenire o quantomeno contenere la diffusione delle polveri, a tutela sia della salute dei lavoratori sia dell’ambiente di lavoro.
Le buone prassi richiamate dalla guida INAIL indicano alcune direzioni concrete:
- integrare sistemi di ventilazione e depolverazione in grado di captare l’agente pericoloso alla fonte, riducendo la concentrazione respirabile nell’aria;
- definire procedure di pulizia con attrezzature idonee, per evitare che le polveri si stratifichino o si accumulino negli ambienti;
- ricorrere ai Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) quando le misure di prevenzione collettiva non sono sufficienti a eliminare completamente l’esposizione.
Polveri pericolose e malattie professionali: i settori più colpiti
Uno degli aspetti più utili della guida è l’analisi dei dati INAIL sulle malattie professionali riconosciute come causate dall’esposizione a polveri. Dai dati emerge che quattro settori raccolgono da soli oltre il 90% dei casi complessivi:
- costruzioni
- agroalimentare
- legno
- metalmeccanico.
Si tratta di un dato importante, perché permette di individuare con precisione dove concentrare l’attenzione nella valutazione dei rischi e nella scelta delle misure di prevenzione più efficaci. Vale la pena ricordare che le malattie professionali, a differenza degli infortuni, si sviluppano spesso in modo graduale e possono essere più difficili da riconoscere: un tema che abbiamo approfondito nell’articolo dedicato alle malattie professionali e ai dati INAIL.
Valutazione del rischio da polveri pericolose: perché non esiste una soluzione standard
La guida INAIL è chiara su un punto: una valutazione del rischio specifica e accurata è sempre necessaria per ogni lavorazione. Non esiste infatti una soglia unica valida per tutte le polveri e tutti i contesti operativi.
Quando per una determinata polvere è disponibile un valore limite di esposizione professionale (TLV/OEL), individuare il livello di aspirazione necessario è relativamente semplice. Quando questo valore non è disponibile, la scelta va invece fatta sulla base della granulometria, delle dimensioni e della quantità di polvere presente nell’ambiente di lavoro.
C’è poi un ulteriore elemento da non trascurare: la dimensione delle particelle incide anche sul rischio di generare atmosfere esplosive. Per le polveri con granulometria inferiore a 500 micron, la normativa ATEX richiede una valutazione specifica che tenga conto di concentrazione, umidità, forma, confinamento ed energia di innesco.
In presenza di esposizioni significative, diventa fondamentale anche il ruolo della sorveglianza sanitaria, che permette di monitorare nel tempo lo stato di salute dei lavoratori esposti e di tarare i protocolli sanitari sui rischi effettivamente presenti in azienda. Nei casi in cui l’esposizione risulti rilevante, può inoltre rendersi necessaria l’iscrizione dei lavoratori nel registro degli esposti, strumento pensato proprio per tracciare nel tempo le situazioni di rischio più significative.
Prevenzione delle polveri pericolose: aspirazione, filtrazione e DPI
Sul fronte della protezione, la guida distingue tra diversi livelli di intervento, dai sistemi collettivi ai dispositivi individuali.
I sistemi filtranti sono classificati dalle norme tecniche in base all’efficienza di filtrazione e alle dimensioni delle particelle trattenute:
- maschere facciali per la protezione delle vie respiratorie (Tipo1, Tipo2, FFP1, FFP2, FFP3);
- filtri granulometrici per macchine o impianti di pulizia, estrazione o ventilazione (EPA, HEPA, ULPA);
- sistemi filtranti di aspirazione e contenimento (classi L, M, H).
Per le polveri inerti considerate non pericolose, in Italia si fa riferimento a limiti generici: tipicamente 10 mg/m³ per la frazione inalabile e 4 mg/m³ per la frazione respirabile, quella cioè in grado di raggiungere gli alveoli polmonari.
Anche in questo ambito, la scelta delle misure più adeguate dovrebbe sempre passare attraverso il confronto con il medico competente, figura chiave nella definizione dei protocolli di prevenzione e nella valutazione dell’idoneità dei lavoratori esposti.
Formazione e sicurezza sul lavoro: informazione e addestramento contro le polveri pericolose
Anche il sistema di protezione più efficiente perde gran parte della sua utilità se i lavoratori non sono adeguatamente formati sul suo utilizzo. La guida INAIL dedica infatti un’ampia sezione a informazione, formazione e addestramento, distinguendo tra:
- informazione, per far conoscere ai lavoratori i rischi specifici a cui sono esposti;
- formazione, per fornire le conoscenze necessarie a operare in sicurezza;
- addestramento, per l’apprendimento pratico nell’uso corretto di attrezzature e DPI.
Un percorso che coinvolge sia i lavoratori esposti, sia le figure aziendali della sicurezza. In questo senso, il confronto con il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza può contribuire a rendere più efficace la diffusione di queste informazioni all’interno dell’azienda.
Polveri pericolose e sicurezza sul lavoro: un rischio da gestire con approccio integrato
Le polveri pericolose restano una delle cause più diffuse di malattia professionale in settori come costruzioni, agroalimentare, legno e metalmeccanico. La nuova guida tecnica INAIL conferma che non esiste una soluzione unica valida per ogni contesto: servono una valutazione del rischio specifica, misure tecniche adeguate e una formazione costante dei lavoratori.
La valutazione del rischio da polveri e la sorveglianza sanitaria richiedono competenze specifiche. Me.La Servizi supporta le aziende attraverso i servizi di Medicina del Lavoro, protocolli sanitari personalizzati e assistenza negli adempimenti previsti dal D.Lgs. 81/08.
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