Il settore dell’assistenza sanitaria e sociale è tra i più importanti per il benessere della collettività, ma è anche uno di quelli in cui i lavoratori risultano più esposti agli infortuni e alle malattie professionali. Chi assiste e cura, ogni giorno, affronta un insieme di rischi molto ampio, che va ben oltre ciò che si immagina comunemente.
A ricordarlo è un recente studio dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), dedicato proprio agli infortuni nel settore dell’assistenza sanitaria e sociale. Un’occasione utile per fare il punto su quali sono i rischi principali per chi lavora in ospedali, residenze e servizi assistenziali e su come la medicina del lavoro può contribuire a proteggerne la salute.
In questo articolo vediamo perché questo comparto è così esposto, quali sono i rischi più rilevanti e quali misure di prevenzione, sanitarie e organizzative, permettono di ridurli.
Un settore essenziale e ad alta esposizione al rischio
Quando si parla di settore socio-sanitario si comprende una realtà molto variegata: ospedali e ambulatori, residenze sanitarie assistenziali e case di riposo, servizi di assistenza domiciliare, strutture per anziani e persone con disabilità, servizi sociali e di assistenza all’infanzia.
In tutti questi contesti gli operatori sono a contatto diretto e continuativo con le persone assistite, spesso in condizioni di urgenza, con turni prolungati e carichi di lavoro elevati. Non stupisce quindi che, secondo i dati INAIL, la sanità e l’assistenza sociale figurino stabilmente tra i comparti con il maggior numero di infortuni e denunce di malattia professionale.
Come sottolinea lo studio EU-OSHA, le conseguenze per i lavoratori non sono solo fisiche (contusioni, ferite, fratture, lesioni alla schiena e disturbi muscolo-scheletrici, ustioni, reazioni allergiche e infezioni), ma anche psicologiche, come stress, ansia e burnout. A queste si aggiunge un impatto sulle organizzazioni, che si manifesta in due forme opposte ma spesso coesistenti: da un lato l’aumento dell’assenteismo per infortuni e malattia, dall’altro la presenza al lavoro anche quando non si è in condizioni ottimali, con minore produttività e maggior rischio di errori. In entrambi i casi a risentirne è anche la qualità dell’assistenza.
I principali rischi per chi lavora nell’assistenza
Il profilo di rischio del settore è tra i più complessi in assoluto, perché più fattori si sommano nella stessa giornata di lavoro. I principali sono:
- il rischio biologico, legato al contatto con sangue e fluidi corporei e, in particolare, alle punture accidentali con aghi e taglienti, che possono trasmettere infezioni;
- il sovraccarico biomeccanico dovuto alla movimentazione manuale dei pazienti e alle posture incongrue assunte durante l’assistenza, che rende il comparto uno di quelli a più alta incidenza di disturbi muscolo-scheletrici, secondo solo all’edilizia;
- le aggressioni e gli episodi di violenza, una criticità in aumento che colpisce soprattutto infermieri, fisioterapisti e operatori socio-assistenziali;
- il rischio psicosociale, con stress lavoro-correlato e burnout alimentati da turni, carichi emotivi e organizzazione del lavoro;
- altri rischi trasversali, come cadute e scivolamenti, esposizione ad agenti chimici (disinfettanti e farmaci) e reazioni allergiche.
Molte di queste condizioni rientrano tra le malattie professionali riconosciute, con un’insorgenza che spesso è graduale e più difficile da collegare all’attività lavorativa rispetto a un infortunio.
La prevenzione: misure tecniche, organizzative e comportamentali
Lo studio EU-OSHA individua tre grandi categorie di misure di prevenzione nel settore socio-sanitario, che insieme costruiscono un ambiente di lavoro più sicuro.
Le misure tecniche riguardano gli spazi e le attrezzature: postazioni ergonomiche, ausili meccanici per il sollevamento e la movimentazione dei pazienti, dispositivi di sicurezza per aghi e taglienti, contenitori idonei per lo smaltimento e pavimenti non scivolosi.
Le misure organizzative agiscono sull’organizzazione del lavoro: procedure chiare per le attività a più alto rischio, una pianificazione dei turni che eviti affaticamento, superlavoro e lavoro in solitudine, sistemi semplici per segnalare infortuni e mancati incidenti, seguiti da indagini e azioni correttive.
Le misure comportamentali, infine, riguardano il modo di operare delle persone: uso corretto dei dispositivi di protezione individuale, rispetto delle buone pratiche — come non reincappucciare gli aghi e adottare tecniche sicure per la movimentazione dei pazienti — e una comunicazione chiara nelle attività più delicate.
Sorveglianza sanitaria e ruolo del medico competente
In un settore con un profilo di rischio così articolato, la sorveglianza sanitaria è uno strumento centrale. Il medico competente definisce protocolli sanitari mirati ai rischi effettivamente presenti — biologico, da sovraccarico biomeccanico, chimico e psicosociale — e monitora nel tempo lo stato di salute dei lavoratori, esprimendo il giudizio di idoneità alla mansione.
Rientrano in questo ambito anche aspetti tipici del comparto, come le vaccinazioni raccomandate per il personale esposto e la corretta gestione dell’infortunio a rischio biologico, dalla prima risposta alla profilassi post-esposizione. Nei casi previsti dalla normativa, i lavoratori esposti ad agenti biologici possono inoltre essere iscritti nel registro degli esposti, strumento pensato per tracciare nel tempo le situazioni di rischio più rilevanti.
Sicurezza nel settore socio-sanitario: un rischio da gestire con un approccio integrato
Proteggere chi lavora nell’assistenza sanitaria e sociale significa agire su più fronti contemporaneamente: misure tecniche e organizzative, sorveglianza sanitaria, formazione costante e attenzione al benessere psicologico.
La valutazione dei rischi e la sorveglianza sanitaria nel settore socio-sanitario richiedono competenze specifiche. Me.La Servizi supporta le strutture sanitarie e assistenziali attraverso i servizi di Medicina del Lavoro, protocolli sanitari personalizzati e assistenza negli adempimenti previsti dal D.Lgs. 81/08.
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