Il settore veterinario espone il personale a una combinazione di rischi lavorativi che poche altre professioni presentano in forma così articolata: biologici, chimici, fisici, ergonomici e psicosociali. 

Nonostante questo, è stato a lungo considerato secondario rispetto al comparto sanitario umano nella gestione della prevenzione, con una conseguente sottovalutazione degli obblighi che il d.lgs. 81/2008 pone in capo a tutti i datori di lavoro del settore, indipendentemente dalla tipologia e dalle dimensioni della struttura. 

In questo articolo tratteremo i principali rischi a cui è esposto il personale veterinario biologico, zoonosi, allergologico e psicosociale e le implicazioni per la tutela della salute nei luoghi di lavoro del settore.

Rischio biologico nel settore veterinario: obblighi e misure di prevenzione

Tutti gli operatori a contatto con animali sono esposti a rischio biologico e, a salvaguardia della loro salute, devono essere adottate le disposizioni previste dal d.lgs. 81/2008. Gli agenti patogeni possono essere trasmessi attraverso quattro vie principali: 

  1. inalazione di aerosol infetti
  2. ingestione accidentale 
  3. inoculazione parenterale tramite aghi o oggetti taglienti
  4. trasmissione indiretta attraverso vettori

La normativa classifica gli agenti biologici in quattro gruppi in base al livello di rischio di infezione (art. 268, d.lgs. 81/2008, Titolo X), dal gruppo 1 (scarsa probabilità di causare malattia) al gruppo 4 (che comprende agenti che possono causare malattie gravi senza misure terapeutiche efficaci disponibili). 

Questa classificazione specifica per ciascun gruppo i criteri di attribuzione – infettività, patogenicità, trasmissibilità e neutralizzabilità — che costituiscono la base su cui impostare correttamente la valutazione del rischio biologico nella propria struttura (fonte: INAIL, Prevenzione e gestione dei rischi nel settore veterinario, 2024).

A fronte di questa esposizione, il datore di lavoro è tenuto a garantire:

  • igiene accurata dei ricoveri, delle stalle e di tutti gli ambienti di lavoro
  • adeguate profilassi veterinarie
  • fornitura e corretto utilizzo dei DPI da parte di tutto il personale
  • procedure di sicurezza documentate e aggiornate

Il documento sottolinea che le procedure, da sole, non eliminano il rischio quando gli spazi sono inadeguati o l’organizzazione del lavoro non è strutturata correttamente. La valutazione del rischio biologico deve quindi includere anche questi fattori.

Zoonosi e sorveglianza sanitaria: cosa deve sapere il titolare di una struttura veterinaria

Le zoonosi, malattie trasmissibili dagli animali all’uomo, rappresentano uno dei rischi professionali più specifici del settore. Possono essere trasmesse per contatto diretto con saliva, urina, feci o altri fluidi corporei dell’animale infetto, per contatto con materiali contaminati, per ingestione di alimenti o acque contaminate, o attraverso vettori come zanzare, zecche e pulci.

Le malattie zoonotiche sono disciplinate dalla direttiva 2003/99/CE, recepita a livello nazionale con il d.lgs. 191/2006, che dispone regole per la sorveglianza delle zoonosi nell’uomo, degli agenti zoonotici negli animali e delle relative resistenze agli antimicrobici. Il rischio biologico correlato alle zoonosi varia in funzione del tipo di attività svolta (clinica, allevamento, macello, bioparco) e dello stato epidemiologico degli animali presenti.

In termini pratici, questo significa che la sorveglianza sanitaria periodica condotta dal medico del lavoro competente deve essere calibrata sul profilo di rischio specifico della tua struttura, non applicata in modo generico.

Un tema strettamente connesso è quello della antibiotico-resistenza (AMR), riconosciuta come emergenza di sanità pubblica globale nel Piano nazionale della prevenzione 2020-2025. Il personale veterinario è tra le categorie maggiormente esposte, considerato l’utilizzo professionale di antibiotici, antivirali e antiprotozoari.

sicurezza sul lavoro settore veterinario

Rischio allergologico nel settore veterinario: un rischio sottovalutato nel DVR

Il rischio da allergie è uno dei fattori più frequentemente sottostimati nella valutazione del rischio delle strutture veterinarie. Gli allergeni presenti sono di due tipologie principali.

Di origine animale: forfore, acari, peli, saliva e deiezioni, trasmessi prevalentemente per via inalatoria o per contatto cutaneo. I quadri clinici più comuni sono rinite allergica, asma professionale, bronchite cronica e dermatopatie. La monografia INAIL riporta che tra l’11% e il 44% del personale con contatto quotidiano e stretto con gli animali sviluppa forme allergiche.

Di origine entomologica: punture di insetti (mosche, tafani, zanzare, api, vespe, calabroni) rappresentano un rischio specifico per chi lavora a contatto con equini e bovini, con possibile evoluzione fino allo shock anafilattico.

Il DVR deve quindi includere una valutazione specifica del rischio allergologico, con indicazione delle misure di prevenzione adeguate: DPI idonei, sorveglianza sanitaria mirata e, nei casi più esposti, un piano di gestione delle reazioni gravi.

Burnout nel personale veterinario: obbligo di valutazione e prevenzione

Il rischio psicosociale nelle strutture veterinarie è oggi riconosciuto dalla letteratura scientifica internazionale. Tra i rischi di natura psico-sociale, il fenomeno del burnout è la conseguenza della cronicizzazione di elevati livelli di stress lavoro-correlato: uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale causato da un prolungato e intenso stress lavorativo, che determina un profondo senso di frustrazione per non riuscire a svolgere efficacemente il proprio lavoro.

L’art. 28, comma 1 del d.lgs. 81/2008 stabilisce l’obbligo da parte del datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, tenendo in considerazione anche quelli inerenti allo stress lavoro-correlato secondo i contenuti dell’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004, recepito in Italia dall’Accordo interconfederale del 9 giugno 2008.

Le ricerche su questo tema si sono a lungo concentrate su medici, infermieri e assistenti sociali. Solo recentemente la letteratura scientifica ha iniziato a interessarsi anche ai medici veterinari, in virtù dei profondi cambiamenti culturali e sociali che evidenziano come, soprattutto nell’ambito degli animali da compagnia, i professionisti siano esposti a rischi psicosociali significativi. Tra i fattori specifici del contesto veterinario, L’Inail segnala in modo esplicito l’impatto emotivo di procedure come l’eutanasia, che nel tempo può contribuire in modo rilevante all’insorgenza del burnout.

I datori di lavoro sono tenuti a includere questo rischio nel DVR e, ove necessario, a strutturare iniziative di prevenzione specifiche per il personale.

Conclusioni

La sicurezza sul lavoro nel settore veterinario è un ambito complesso che richiede una valutazione del rischio strutturata e aggiornata. La monografia INAIL 2024, disponibile gratuitamente, rappresenta il documento tecnico di riferimento più autorevole per chi deve elaborare o revisionare il DVR di una struttura veterinaria. Affidarsi a professionisti della prevenzione con esperienza specifica nel settore è la scelta più efficace per garantire la tutela del personale e la conformità normativa.